Dietro le ombre a matita di Anna Dietzel: il macabro incontra l’illustrazione

Dietro le ombre a matita di Anna Dietzel: il macabro incontra l’illustrazione

Il percorso che ha portato l’illustratrice dalla rottura degli schemi al premio Boscarato come Artista Esordiente 2025

Quella che per molti è l’illustrazione, intesa come linguaggio destinato ai più piccoli, per Anna Dietzel è una commistione di influenze orientali, folklore nordico e passione per il macabro fin dall’infanzia. La trasposizione di un mondo interiore in penombra dai contrasti cremisi prende forma nelle tavole di Strega di Frassino per MalEdizioni, portato di recente al Bande de Femmes, festival femminista di fumetto e illustrazione, in mostra fino al 24 luglio 2026 presso la Libreria Marini di Roma.

Un’artista onnivora, testimone del passaggio dall’analogico al digitale, a cavallo tra i Millenials e la Gen Z: dal manga venduto come inserto, al segno pulito della grafica come la conosciamo oggi. Ma la passione per la graphic novel attecchisce già da bambina «quando recuperavo dalla soffitta i numeri di Linus appartenuti a mio nonno», sorride. «Erano proprio dei fever dream e da lì si è instillato in me l’amore per il fumetto come mezzo per raccontare storie deliranti e grottesche».

Figure distorte e situazioni paradossali non sono gli unici elementi in grado di incutere disagio, ma come ricorre spesso in Junji Ito «l’aspetto forse più ansiogeno di queste storie è proprio il fatto che il protagonista è il solo a rendersi conto di ciò che sta succedendo. Gli altri rimangono in uno stato di totale diniego e si accorgono del pericolo solamente dopo essere diventati parte dell’orrore stesso».

Illustrazione di Anna Dietzel raffigurante un pipistrello e dei teschi
Illustrazione di Anna Dietzel

Una matita carica di media

Lo stile graffiato della matita di Dietzel nasconde l’ombra di Anke Feuchtenberger e Kiki Smith perché entrambe interpreti dell’esplorazione femminile sotto un’aurea più cupa e ferale, ma anche Goya e Albrecht Dürer. «Credo che ormai viviamo in un momento dove siamo così liquidi a livello di comunicazione e per forza si viene influenzati da tantissime cose». È infrangendo le regole e i canoni stilistici che si creano nuovi generi e la ricerca del proprio stile può scaturire da situazioni fuori dal nostro controllo. «Se devo cercare ispirazione, preferisco guardare le autoproduzioni, spesso dal formato più piccolo e con meno testo, oppure da film, serie, fotografia o dalla musica. L’illustrazione, solitamente, segue un iter preciso, fatto di schizzi prima di arrivare al definitivo. Ma quando ho cominciato a fare le bozze, mi piacevano quasi di più del risultato finale. Ho deciso di seguire il mio istinto e mi sono detta: “Avanti così!”».

Storie illustrate tra memoria e immaginazione

Partita come tesi di laurea e uscita poi per Sigaretten, la graphic novel Tre di notte a Miltenberg mescola finzione a vicende familiari. Necrofora, invece, ideato per il centro Andrea Pazienza, esplora il tema dell’invisibile, interpretandolo come ciò che non vogliamo vedere. «Ho raccontato la storia di una ragazza che seppellisce le carcasse degli animali morti lungo la strada. Piccolo fan fact: le protagoniste di entrambi i libri hanno la faccia della mia ragazza». Poi ancora, Qui io non conto per BeccoGiallo, in cui si racconta la storia del ramo sloveno della sua famiglia nel periodo che va dall’inizio del fascismo ai primi anni dell’ex Jugoslavia; le illustrazioni di Il buio sotto casa mia scritto da Enrico Monacelli per Moscabianca, fino ad arrivare a Strega di Frassino pubblicato da MalEdizioni.

Il fumetto cambia volto

L’occhio odierno predilige l’immagine al muro di parole, anche tra gli adulti, al contrario di qualche anno fa dove «il fumetto veniva associato a un giornaletto di scarsa qualità, tant’è che un gruppo di artisti e redattori ha protestato contro Treccani perché descriveva il fumettista come uno scrittore di bassa lega, prima di aggiornare il termine. Adesso invece è molto più diffuso e, al di là della bastardizzazione, credo che la diffusione sia una cosa positiva per il riconoscimento dell’autore e per la crescita di altre subculture».

Limitare l’illustrazione alla sfera dell’infanzia è riduttivo perché il disegno rende possibile qualsiasi cosa. «È vero che l’illustrazione per l’editoria è principalmente destinata ai bambini, ma c’è una crescente richiesta anche per adulti; Zerocalcare ne è un esempio». Un consiglio prezioso è quello di «muoversi nell’ambito che ci appartiene, perché si nota subito quando si disegna qualcosa a noi lontano. Serve tanta convinzione e non bisogna dimenticare che si disegna prima di tutto per sé stessi».

Illustrazione di Anna Dietzel-cavallo
Illustrazione di Anna Dietzel