L’arte di Lucio Sartori. Tra colori e solidarietà e la città diventa tela

L’arte è uno di quei mezzi che permettono all’uomo di lasciare qualcosa nel mondo. L’esperienza pittorica di Lucio Sartori rappresenta una passione che convive con l’artista anche in assenza di pennello o colori. Difficile non imbattersi in una sua opera, e così a Verona è possibile ammirare pesci pagliaccio che nuotano tra gli alberi di un bosco. «Tutto è iniziato più di vent’anni fa, sono venuto per amore che si è rivelato un calesse, ma ormai ero qui. Mi piaceva l’ambiente, ho fatto un paio di lavoretti, poi ho detto ‘No, io voglio fare quello che so fare’, insomma, dipingere. Non navigavo nell’oro e mi ricordo che gli unici colori che potevo permettermi erano il rosso, il bianco e il nero. All’epoca, stavano restaurando in via Cappello e il capo cantiere mi diede l’ok per dipingere sul compensato».

Dal primo Romiao e Micetta, l’arte di Lucio è proseguita nei luoghi più caratteristici della città, cogliendo così l’occasione di parlare con le persone, e farsi conoscere; anche le autorità hanno saputo apprezzare l’opera di valorizzazione dell’artista. «A volte un disegno è frutto di errori che devo coprire ma che si notano magari solo dall’occhio esperto, e fortunatamente finora non me li hanno mai rovinati, anche se me ne hanno portati via tre o quattro, credo gli operai; fatto confermatomi dall’addetto ai contatori, ma io pensavo fosse una battuta». Dalla strada sono arrivati i primi lavori su commissione: «Ho fatto anche cartoline di Natale per l’emporio solidale, ogni anno verso novembre. I figli della mia responsabile mi hanno riconosciuto e da lì ho iniziato con i quadri per i donatori e l’insegna». Devono essere disegni semplici, veloci, che accontentino l’occhio di adulti e bambini.

«Pensa che a Rovereto ho fatto l’imbianchino per tre mesi e dopo sono stato licenziato con un ‘Tu non sai tenere il pennello in mano’. Quell’esperienza però mi ha portato a voler vivere di questo, così sono partiti i progetti del sottopassaggio alla stazione: uno ritraeva Rovereto in stile Depero, l’altro se lo ricorda bene la gente del posto perché scatenò il panico sui giornali, era il periodo dell’AIDS». Anche la firma potrebbe richiamare la cultura beat ma in realtà: «LSD69 sta per Lucio Sartori del ‘69 ed è nato mentre giocavo da piccolo ai videogiochi al bar. Ero arrivato primo e per salvare il punteggio avevo a disposizione solo tre lettere, così per scherzo ho messo la D».

I disegni sono esposti presso la Ronda della Carità, o all’interno del B&B Agli Scaligeri, ma c’è chi vi ha tratto ispirazione per organizzare una caccia al tesoro turistica per i più piccoli, infatti: «Se passa un bambino lo invito a disegnare». Il tutto nasce per esprimere un bisogno personale, ma gratuitamente e quella è stata la parte difficile: «Consiglio di impegnarsi per fare quello per cui si è portati, e di volerlo fare nonostante tutto e tutti con costanza e sacrifici. In strada, l’educazione è importante, ti permette di affrontare ogni situazione».